Esercizio del silenzio


Ormai la prognosi è sciolta: stress da inquinamento acustico.

Non parlo del traffico, né del rumore della folla. Tanto meno di rumori meccanici o di tosaerba.
I martelli pneumatici sono assordanti, senza dubbio e possono dare molto fastidio. Anche il tic-tac delle sveglie, trovo sia insopportabile.
A casa di mia nonna ce ne erano almeno cinque. Ognuna con un suono diverso, tutte asincrone tra loro, un concerto davvero irritante. Mi divertivo a estrarre le pile di nascosto per far cessare quel supplizio, ritrovando la pace.

Ok lo ammetto, sono sensibile a questo tipo di cose. Ma avete mai provato a dormire con una bomba nascosta in camera con il timer attivato? Ecco io no, perché la disinnesco sempre, o io o lei in casa.

La stessa situazione si genera quando si è costretti a passare del tempo insieme a persone che hanno il ticchettio incorporato. Persone irrispettose del silenzio altrui. Maleducate. Pretenziose. Sì, perché pretendono che tu ascolti tutto ciò che hanno da dire, in maniera petulante, assordante, divagatoria. Queste persone sono incapaci di comunicare un concetto in maniera snella, logica, pragmatica. Devono per forza ricamare e girovagare senza meta intorno e lontano dal concetto che, forse, vorrebbero esprimere. La cosa più triste è che dopo mezz’ora o anche un’ora di ininterrotta nenia, non hanno detto un cazzo di niente.

Si tratta di rispetto. Rispetto dell’intelligenza altrui. Rispetto della persona.
Lo inserirei nel codice penale, il reato sottrazione indebita di silenzio altrui.

Si tratta di sopravvivenza, non si può sopportare una tortura del genere, almeno non ci riesco io. Come per tutte le cose, se con una semplice soluzione si può risolvere il problema, perché non farlo? Ma purtroppo non è mai così semplice.

Mentre soffro, con le palle triturate, il mal di testa e la mancanza di concentrazione, attendo un nuovo mondo dove si chieda il permesso prima di parlare, dove ognuno si accerti di essere ascoltato e che ci sia altruismo nei comunicatori.

Prima di parlare pensate, cercate di fissare con chiarezza nella vostra mente il concetto da esprimere e soltanto dopo un lustro o due iniziate a parlare.
L’altra metà del mondo vi vorrà bene.

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