Alfabeto Spagnolo

L’alfabeto spagnolo si compone di 29 lettere

Lettera Sintassi in spagnolo Pronuncia
A a a
B suono intermedio tra ‘b’ e ‘v’
C simile a ‘th’ inglese
CH ché
D d
E é é (non si distingue suono acuto o grave)
F èfé f
G ‘gh’ gutturale
H hache sempre muta
I i i
J jota ‘gh’ gutturale
K ka ‘k’
L èlé l
LL èllé simile a ‘gl’ come in francese
M èmé m
N èné n
Ñ èñé ‘gn’ come gnomo
O o ò (non si distingue suono acuto o grave)
P p
Q ku q
R èré r
S èsé s
T t
U u u
V suono intermedio tra ‘v’ e ‘b’
X èquis cs
Y i griega ‘i’ ma in certi casi ‘gi’
W doble u u
Z céta come ‘th’ in inglese
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Elisione o Troncamento?

Metto l’apostrofo oppure no?

Tiriamo la moneta o ci ragioniamo un po’ insieme?

Eh ecco appunto … po’ … accento o apostrofo?

Non ci sono delle regole precise per identificare le diverse casistiche, quindi dovremmo chiarire i dubbi in parte applicando le regole esistenti e in parte valutando la parola nel contesto.

Non dire apostrofo se prima non l’hai scritto… correttamente.


Elisione

Si verifica quando l’ultima vocale di una parola decade. Questo succede quando la parola successiva inizia per vocale.

L’apostrofo indica una elisione, deve quindi essere utilizzato.

L’elisione in certi casi è obbligatoria, in altri è facoltativa oppure non consentita.

Esempi:

  • senz’altro

  • tutt’altro

  • l’uomo

  • c’era


Troncamento

Fenomeno che si verifica quando l’ultima sillaba o l’ultima vocale di una parola cade.

Il troncamento non prevede l’apostrofo (in realtà in alcuni casi è previsto, quando le parole sono tronche senza per forza essere seguite da un’altra parola — es. po’, di’, fa’; poco, dici, fai).

Esempi:

dottore / dottor

grande / gran

uno / un

alcuno / alcun

ciascuno / ciascun

bello / bell

Giacomo Mazzariol – Mio fratello rincorre i dinosauri

[. . .]
Al rinfresco organizzato dopo la rappresentazione, tra un bicchiere di aranciata e un salatino era tutto un parlare di abilità e disabilità, di cose che si sapevano fare e di cose che invece no: sembrava di essere finiti in un Centro Pokémon.

— Il tuo cos’ha?

— Il mio rotola. E il tuo?

— Il mio muove il braccio destro come un martello.

— Oh! Sapeste cosa fa il mio quando si arrabbia…

A un certo punto, mentre mi stavo riempendo il piatto di minuscoli würstel ricoperti di pasta sfoglia, venni affiancato da un ragazzo Down sulla ventina; anche se è sempre difficile indovinare l’età dei Down: sembrano bambini invecchiati precocemente.

— Ciao, io sono Davide, disse con la bocca piena di patatine.

— Ciao, io sono Giacomo, e gli strinsi la mano.

— Io sono Down. Tu?

— Io… be’, no, niente, io… sono qui per… e stavo per indicare mio fratello, ma lui mi interruppe.

— Niente? Maddài. Impossibile. Tutti sono disabili. Pure Tommy, anche lui lo era. Lo vedi quello nel giardino? — e indicò un altro ragazzo Down che stava parlando ai fili d’erba.

— Si, lo vedo.

— Tommy era Down. Ora è guarito.

— Ma come è guarito?

— Dice che grazie alle carote che ha mangiato l’altro giorno non è più Down. Io ci credo.

— …

— Ma parliamo di te. Ci sarà qualcosa che non sai fare. Ci pensai un attimo poi dissi: — Non so stirare.

— Ah, sì! — fece lui sorridendo. — La stirosindrome. Guarda, — disse abbassando il tono della voce, — meglio essere Down che avere la stirosindrome.

— Perché?

— Come perché? Tu ce l’hai il sussidio?

— No.

— Io si. Lo Stato mi paga per essere Down e io non devo far nulla. Capito? Mi dànno soldi per esistere. I Down sono il futuro.

— Be’, non credo che…

— Non devo lavorare. Mamma mi fa ancora la lavatrice pensando che io non sia in grado di farmela. Mi portano di qua e di là, non serve che mi faccio la patente. Non devo trovarmi una casa perché i miei genitori mi vogliono per sempre, almeno per ora. Ti piacerebbe eh?

— In effetti non sembra male, sorrisi.

— Però…

— Però cosa?

— Però, Matteo, ho avuto un periodo difficile.

— Mi chiamo Giacomo.

— Si, Giacomo. Ho avuto un periodo, Giacomo, che mi tiravano addosso i banchi e le sedie e i libri. Alle superiori. Dicevano mostro, idiota, handicappato, scimmia. Mi volevano male. Se solo avessero saputo…

— Cosa?

— Che grazie a loro cominciai a piacermi. Cominciai a ringraziare Dio di non avermi fatto cosi, come quelli che mi offendevano. A loro è andata peggio: sono nati senza cuore. [. . .]

Concordanza

Stringiamo un accordo tra le parole, è una regola!

In ogni frase le parole devono accordarsi in funzione del genere e del numero e anche della persona (nel caso dei verbi).
Sembra un concetto scontato, ma non è sempre così semplice — anche per persone madrelingua — applicare correttamente le regole per creare una frase coerente.

I tre binomi su cui portare attenzione:

Nome / Aggettivo

L’aggettivo deve seguire genere e numero del nome a cui è associato. Nel caso i nomi siano tutti femminili, l’aggettivo dovrà essere al femminile; altrimenti al maschile (anche se soltanto un nome è maschile)

Esempi:

  • La porta e il portone graffiati
  • I panini e i biscotti saporiti
  • Il libro e la penna colorati
  • Le case e le stalle bagnate

Soggetto / Verbo

Nel caso il soggetto sia singolo, la concordanza è semplice: il verbo si accorda al soggetto.

Nel caso siano presenti più soggetti:

  • Se compare almeno un soggetto di prima persona, il verbo dovrà essere alla prima persona plurale.
  • Se i soggetti sono di seconda o terza (non prima) persona, il verbo dovrà essere alla seconda plurale.
  • Se i soggetti sono di terza persona, il verbo va alla terza persona plurale.

Esempi:

  • Io e lei andiamo al mare
  • Voi e il cane siete a passeggio
  • Florio e Giada dovranno cambiare strada

Casi particolari:

  • Se la frase è composta da un soggetto principale unito agli altri soggetti da un complemento di compagnia (es. con), il verbo dovrà seguire il soggetto principale
  • Se il soggetto è singolare ma rappresenta un insieme di soggetti, possiamo accordare il verbo sia al singolare che al plurale.

Esempi:

  • Lui con noi sarà nei guai
  • Il gruppo di fotoamatori sono andati alla mostra

Soggetto / Participio passato

Questo binomio è probabilmente il più insidioso, fonte di tanti errori comuni.

  • in presenza dei verbi ausiliari:
  • con il verbo essere il participio passato si accorda con il soggetto (con più soggetti si applicano le regole degli aggettivi)
  • con il verbo avere il participio passato rimane invariato
  • in presenza di pronomi personali:
  • con lo, la, li, le in funzione di complemento oggetto, il participio passato si accorda con il complemento oggetto.
  • con mi, ti, ci, vi in funzione di complemento oggetto, il participio passato può accordarsi o rimanere invariato.
  • in assenza di ausiliari, il participio passato si accorda con il nome.

Esempi:

  • Loris e Perla sono sbarcati in serata
  • Loris e Perla hanno mangiato la pizza
  • Li hanno accompagnati a casa in auto
  • Perché non mi hai chiamato?
  • Mi hai portata a fare una bellissima passeggiata oggi
  • Considerata la situazione attuale, ci conviene andare in ferie

Ci risiamo

Di nuovo. L’ho fatto di nuovo. Ho cambiato tema, stile, presenza grafica di Scrittore Fuori Tempo.

La voglia di minimalismo, di immediatezza e semplicità. Un altro passaggio verso un cambiamento di stile che spero sia gradito.

Un piccolo passo alla volta verso la crescita di questo spazio, un po’ trascurato, un po’ trasandato, ma spero piacevole.

Avrò trovato il tema che si adatta meglio? Vedremo…

Nel frattempo lo so che probabilmente – anzi sicuramente – starai pensando che non te ne frega niente…. Me ne farò una ragione ;o)

Studiare Italiano

Mi piace studiare le lingue straniere, mi hanno sempre affascinato e ogni volta che penso a quante ne esistono nel mondo non riesco a fermarmi. Il sogno di riuscire a comprenderle tutte è una sorta di mania. Il fatto di non riuscire a studiarne poi così tante e in maniera superficiale, è una sorta di fregatura.

Ma non c’è ombra di dubbio che se si vuole imparare le lingue straniere, dobbiamo prima conoscere bene la propria lingua madre.

La struttura grammaticale, i modi di interpretare le varie sfumature dei tempi verbali, dei modi.

Se non li si comprende bene nella nostra lingua, sarà difficile esprimersi correttamente in una lingua che non ci suona famigliare.

Conoscere bene la sintassi, la struttura delle parole, il modo con cui si coniugano i verbi e le varie situazioni ambigue.

Non sto dicendo che per imparare l’inglese o il russo sia necessario conoscere già un’altra lingua, questo no, ovvio. Ma essere allenati ad avere a che fare con una lingua è importante ed è naturale partire dalla propria lingua madre.

Più proseguiamo nel percorso di apprendimento e più si presentano moltissime analogie tra vocaboli, tra verbi e strutture mentali del linguaggio.

Imparare bene la propria lingua è molto utile anche per poter dare consigli corretti ai nostri amici stranieri.

La situazione più imbarazzante è quando ci troviamo davanti ai famigerati dubbi amletici del si dice così o cosà?

Quindi quale motivo dovrebbe frenarci a giocare un po’ con l’Italiano? Lingua che a dire degli esperti e degli stranieri, risulta tra le più ricche ed espressive, affascinanti romantiche e
musicali?