Murakami Haruki – La fine del mondo e il paese delle meraviglie – parte 3


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All’inizio è stato per intuizione che ho capito che questa città aveva un’uscita nascosta. Poi è diventata una convinzione. Perché la città è perfetta, e la perfazione include ogni possibilità. In tal senso, questa non la si può definire una città. È qualcosa di più fluido e globale. Cambia forma di continuo permettendo tutto, e cosi mantiene la sua perfezione. Insomma, questo non è certamente un mondo fisso e completo. E’ un mondo che si completa mutando. Di conseguenza, se noi desideravamo una via di fuga, la via di fuga doveva esserci. Capisci cosa voglio dire? 

— Si, benissimo, dissi. Anch’io ieri sono arrivato alla stessa conclusione. Questo è il mondo della possibilità. Qui c’è tutto, e non c’è niente. 

Seduta per terra, la mia ombra mi guardò fisso in viso. Poi annui più volte in silenzio. Intanto i fiocchi di neve cadevano sempre più fitti. Una nevicata eccezionale stava per seppellire la città. 

— Se esisteva necessariamente una via di fuga, bastava andare per esclusione, — continuò la mia ombra. — Prima di tutto bisognava scartare il cancello. Se fossimo scappati di lì, il Guardiano ci avrebbe presi in quattro e quattr’otto. Conosce il territorio palmo a palmo, quello. E poi il cancello è la prima via di fuga a cui penserebbe chiunque progettasse di scappare. L’uscita invece non poteva essere qualcosa di tanto ovvio. Anche la muraglia era esclusa. E il cancello orientale. E’ bloccato, e ci sono robuste sbarre perfino all’ingresso del fiume. Scappare di lì è impossibile. Restava soltanto il lago a sud. Ce ne andremo da questa città insieme al fiume. 

— Ne sei convinta? Sì, più che convinta. Ogni uscita della città è ermeticamente sbarrata, soltanto il lago è stato lasciato cosi com’è. Non ti sembra strano che non sia cintato? Il solo recinto che vi abbiano posto è la paura. Se riusciremo a vincere la paura, saremo più forti anche della città. 

— Quand’è che hai capito tutto questo?

— La prima volta che ho visto il fiume. Una volta soltanto il Guardiano mi ha portata vicino al ponte occidentale. Guardando l’acqua mi sono detta che non mi dava l’impressione di essere cattiva, malintenzionata. Era piena di senso vitale. Se ci fossimo abbandonati alla corrente e avessimo seguito il suo corso, saremmo di sicuro usciti dalla città, e avremmo potuto tornare nel mondo dove la vita vera si manifesta nella sua forma autentica. Hai fiducia in quello che sto dicendo?

— Si, ti credo. Credo nelle tue parole. Forse il fiume conduce proprio lì. Nel mondo che ci siamo lasciati alle spalle. Adesso poco per volta riesco a farmelo tornare in mente. L’aria, i suoni, la luce… È stata la musica a riportarmi tutto alla memoria. 

— Se quello sia un mondo ben fatto o no, io non lo so, proseguì la mia ombra. Ma perlomeno è il mondo al quale noi due apparteniamo. Pieno di cose belle, ma anche di cose brutte. E di cose né belle né brutte. È lì che tu sei nato. Ed e lì che morirai. Quando tu morirai sparirò anch’io. È la cosa piu naturale. 

— Forse hai ragione, dissi. 

Di nuovo guardammo insieme la città ai nostri piedi. La Torre dell’Orologio, il fiume, il ponte, e poi la muraglia, il fumo… tutto era nascosto dalla neve che aveva ripreso a cadere fitta. Vedevamo soltanto una cortina bianca che andava dal cielo alla Terra. 

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