Murakami Haruki – La fine del mondo e il paese delle meraviglie – parte 2


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— No, si sbaglia. Il pensiero non ha tempo. Questa è la differenza tra il pensiero e il sogno. Il pensiero in un secondo può vedere tutto. Può sperimentare l’eternità. Può anche determinare un circuito chiuso e girarvi in tondo. Il pensiero è tutto questo. Non è frammentario come il sogno. Assomiglia a una bacchetta magica enciclopedica.
— Una bacchetta magica enciclopedica?
— La bacchetta magica enciclopedica è un passatempo teorico ideato da qualche scienziato. Consiste nel condensare un’enciclopedia in uno stuzzicadenti. Capisce come?
— No, non direi.
— E’ molto semplice. Si trasformano le informazioni, quelle contenute nell’enciclopedia cioè, in numeri. In numeri di due cifre, tutte, sistematicamente. A == 01, B = 02 e cosi Via. 00 è uno spazio, e allo stesso modo sono numerati i punti e le virgole. All’inizio di questa successione di cifre si mette una virgola decimale. Cosi si ottiene una frazione lunghissima, qualcosa come 0,1732000631 … Poi per ogni cifra si fa un segno sullo stuzzicadenti all’altezza corrispondente. Lo 0,50000 … sarà sulla metà, lo 0,33333 sarà sul terzo. Mi segue?
— Si.
— In questo modo si possono condensare su uno stuzzicadenti tutte le informazioni, per quanto lunghe siano. Solo in teoria, ovviamente, in pratica è impossibile. La tecnologia attuale non riuscirebbe a fare dei punti tanto microscopici. Tuttavia questo ci permette di capire la natura del pensiero. Il tempo è la lunghezza dello stuzzicadenti. La quantità di informazioni accumulate lì dentro non ha alcun rapporto con la loro lunghezza. La si può allungare quanto si vuole. Portarla vicino all’eternìtà. Un decimale periodico praticamente continua all’infinito. Capisce cosa voglio dire? Il problema è il software. Che non ha alcuna relazione con l’hardware. L’hardware può essere uno stuzzicadenti, un palo alto duecento metri, la linea dell’equatore, è indifferente. Anche se il suo corpo perisce e la sua coscienza si dissolve, proprio un attimo prima il suo pensiero può afferrare un punto e dividerlo all’infinito. Si ricordi di quell’antico paradosso riguardante la freccia che vola, La freccia che vola è ferma. La morte fisica è la freccia. Vola in linea retta mirando al suo cervello. Nessuno la può evitare. Gli esseri umani prima o poi muoiono e il corpo si decompone. Il tempo fa avanzare la freccia. Tuttavia, come ho già detto prima, il pensiero divide indefinitamente il tempo. Per questo quel paradosso finisce con l’essere reale. La freccia non arriva mai a destinazione.
— L’immortalità, insomma.
— Esatto. Le persone che vivono nel loro pensiero sono immortali. O se non proprio immortali, ci si avvicinano indefinitamente. La vita eterna.
— Allora era questo il vero obiettivo dei suoi studi?
— No, si sbaglia, — disse il Professore. — All’inizio io non mi ero accorto di questa potenzialità. Mi ero lanciato in questa ricerca per puro divertimento. A un certo punto, però, mi sono imbattuto nel problema che le ho appena illustrato. E ho fatto questa scoperta: gli esseri umani non arriveranno all’immortalità espandendo il tempo, ma dividendolo.
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