George Orwell – 1984

Tutte le volte che lui cominciava a parlare dei principi del Socing, del bipensiero, del carattere mutevole del passato e della negazione di ogni realtà oggettiva, oppure usava parole in neolingua, lei si annoiava, si sentiva confusa, e diceva che non aveva mai prestato attenzione a roba del genere. Era noto che si trattava di stupidaggini. E allora, perché tormentarsi? Sapeva quando doveva applaudire e quando doveva fischiare, d’altro non c’era bisogno. Se Winston insisteva a parlare di simili argomenti, Julia aveva una reazione sconcertante: si addormentava. Apparteneva a quel genere di persone che riescono a dormire a qualsiasi ora e in qualsiasi posizione. Quando parlava con lei, Winston capiva quanto fosse facile mostrarsi perfettamente ortodossi pur senza avere la più pallida idea di che cosa fosse l’ortodossia. In un certo senso, era proprio alle persone incapaci di comprenderla che il Partito riusciva a imporre con maggiore facilità la propria visione del mondo.
Era possibile fare in modo che accettassero le più flagranti violazioni del principio di realtà perché non avevano coscienza alcuna dell’enormità di quanto veniva loro richiesto.
D’altra parte, non nutrivano per gli eventi pubblici neanche quell’interesse minimo per capire che cosa stava succedendo. l’incapacità di comprendere salvaguardava la loro integrità mentale. Ingoiavano tutto, senza batter ciglio, e ciò che ingoiavano non le faceva soffrire perché non lasciava traccia alcuna, allo stesso modo in cui un chicco di grano passa indigerito attraverso il corpo di un uccello. [. . .]

[. . .] Se poi si deve dare un nuovo ordine a ciò che si ricorda o falsificare i documenti scritti, diviene necessario dimenticare di aver agito in quel modo. Si tratta di uno stratagemma che può essere appreso come qualsiasi altra tecnica mentale. Certamente lo apprendono quasi tutti i membri del Partito e tutte le persone intelligenti e perfettamente osservanti dell’ortodossia. In archelingua un simile procedimento viene definito, in maniera affatto esplicita, “controllo della realtà”; in neolingua viene detto bipensiero, anche se questo termine abbraccia molto altro.

Il bipensiero implica la capacità di accogliere simultaneamente nella propria mente due opinioni tra loro contrastanti, accettandole entrambe. L’intellettuale di Partito sa in che modo vanno trattati i suoi ricordi. Sa quindi di essere impegnato in una manipolazione della realtà, e tuttavia la pratica del bipensiero fa sì che egli creda che la realtà non venga violata. Un simile procedimento deve essere conscio, altrimenti non potrebbe essere applicato con sufficiente precisione, ma al tempo stesso ha da essere inconscio, altrimenti produrrebbe una sensazione di falso e quindi un senso di colpa. Il bipensiero è l’anima del Socing, perché l’azione fondamentale del Partito consiste nel fare uso di una forma consapevole di inganno, conservando al tempo stesso quella fermezza di intenti che si accompagna alla più totale sincerità. Raccontare deliberatamente menzogne e nello stesso tempo crederci davvero, dimenticare ogni atto che nel frattempo sia divenuto sconveniente e poi, una volta che ciò si renda di nuovo necessario, richiamarlo in vita dall’oblio per tutto il tempo che serva, negare l’esistenza di una realtà oggettiva e al tempo stesso prendere atto di quella stessa realtà che si nega, tutto ciò è assolutamente indispensabile. Perfino quando si usa la parola bipensiero è necessario ricorrere al bipensiero. Nel farne uso, infatti, si ammette di manipolare la realtà, ma con un novello colpo di bipensiero si cancella questa consapevolezza, e così via, all’infinito, con la menzogna in costante posizione di vantaggio rispetto alla verità. In fin dei conti, è per mezzo del bipensiero che il Partito è riuscito (e, per quanto ne sappiamo, una simile impresa potrebbe andare avanti per migliaia di anni) ad arrestare il corso della Storia.
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