Strumenti informatici Vs strumenti analogici


Molte persone credono fermamente che gli strumenti informatici siano inutili, poco pratici, fanno perdere tempo, ecc.
Di fatto vengono attribuite tutte le colpe agli strumenti informatici in generale senza pensare o senza conoscere a sufficienza come stanno in realtà le cose.

Senza ombra di dubbio l’uomo è analogico per natura. Quindi è più facile che trovi naturale utilizzare strumenti che gli assomigliano e il cui funzionamento sia affine alla logica naturale delle cose.
Niente di più vero e niente di più vicino alla natura degli strumenti informatici. Quelli fatti per bene, il cui utilizzo diventa un piacere, velocizza le operazioni semplici e rende più piacevoli i lavori complessi.

Il nocciolo del discorso non sono gli strumenti informatici in generale, bensì come essi sono progettati e creati.
Se il design, l’usabilità, la qualità di funzionamento, la robustezza, la facilità di apprendimento, l’eleganza e la bellezza degli aggeggi elettronici e dei programmi che utilizziamo fosse di alto livello, tutti gli umani apprezzerebbero questi fantomatici strumenti. E per fortuna alcuni lo sono, basterebbe poterli scegliere ed adottare. Ma questo è un altro discorso.

Vorrei concentrarmi sulle applicazioni, che utilizziamo tutti i giorni sul telefono personale o sul computer sia per lavoro che per svago.
Questi programmi ci piacciono? Rendono davvero più facile il lavoro? Riescono a remare a favore? Oppure remano contro la nostra direzione?
La differenza in tutto sta nel fatto che i programmi devono essere altamente personalizzati e progettati per ma soprattutto insieme alle persone che li andranno ad utilizzare. Mi riferisco più che altro ai sistemi utilizzati nei posti di lavoro. Gli utenti devono essere coinvolti fin dai primi passi della progettazione del software che andranno ad utilizzare. Soltanto con un dialogo aperto e diretto tra i progettisti e gli utenti, tra i programmatori e gli utenti, ma anche tra i progettisti e i programmatori, si può tracciare la giusta strada per la creazione di uno strumento informatico di qualità.
Se questo dialogo venisse adottato in ogni realtà, avremmo una vita informatica più felice, più serena . . . e avremmo meno mal di pancia e meno voglia di imprecare alle prime ore del mattino.

C’è anche un altro scoglio ben arduo da superare, mi riferisco alla cultura e alla mentalità degli utenti. Se le persone non riescono proprio a inserire nella propria vita i sistemi informatici, se sono contrari al loro utilizzo, se non li utilizzano mai, se non imparano e mostrano riluttanza verso di essi, allora c’è poco da fare.
Ma è proprio vero a priori?
No, non credo.

La mia convinzione è che se le persone meno propense all’uso dei sofware avessero esperienze positive con strumenti ben progettati fin dall’inizio, tutto il processo si semplificherebbe e anche loro sarebbero degli utenti soddisfatti.
Ovviamente se l’esperienza si traduce in computer che si bloccano, fanno perdere dati, non funzionano correttamente, se i programmi hanno una interfaccia anti utente, qualunque persona con un minimo senso pratico e con una logica spicciola e senza voglia di imparare qualcosa in più, tende ad agire nel modo più naturale: scarta uno strumento che non funziona e ne adotta uno più adatto, che spesso è quello di tipo analogico, più vicino alla natura dell’utente.

Utenti, non ci arrabbiamo con i computer, ma con i progettisti e apriamo il dialogo con loro per migliorare la nostra vita informatica, che poi è vita. La nostra.

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