Irfan Master – La biblioteca dei mille libri

«Allora, anche se il corpo guarisce, la mente non gli permetterà mai dì tornare sano come prima».
«È tutta questione di volontà, vero, Doctorji?», chiesi, fissando il sentiero che serpeggiava davanti a noi.
«La volontà è importante, Bìlal. Prendi l’esempio del tuo Bapuji. La sua volontà, nonostante tutto, è forte. ll corpo lo tradisce, ma la mente continua a mantenerlo in vita», continuò Doctorji. «Il suo volere non può essere soffocato».
«No».
«Gli assomigli più di quanto tu non creda, Bilal. Hai il suo stesso bisogno di vedere, di sapere e di capire. Sei anche tu una spugna che assorbe tutto ciò che la vita ha da offrire», dichiarò Doctorji lanciandomi un’occhiata.
«A volte preferirei non essere così».
«Sì, capisco che quel bisogno costante di trovare un significato in tutto possa essere estenuante», convenne Doctorji con un sorriso.
«Voi non siete così, Doctorji», osservai.
«No, la mia migliore amica è la logica. Credo nella causa e nelI’effetto, ragazzo mio. Qualcosa succede a causa di qualcosa d’altro. Non esiste un signifìcato superiore, esiste solo ciò che fai e• quello che accade come conseguenza».
Ecco cosa voglio credere. Ecco come voglio vivere!, avrei voluto gridare alla volta celeste per sfidarla. Doctorji mi guardò incuriosito e strinse le labbra.
«Sei proprio figlio del tuo bapuji, Bilal».
«Ma non è realistico, Doctorji», sussurrai, odiando il fatto che, così dicendo, sembrava che tradissi il mio bapuji.
«Cosa non è realistico?»
«Credere che nella vita tutto si risolverà. Che quello che deve succedere, succederà, e che è meglio non preoccuparsi e lasciare che gli eventi seguano il loro corso», replicai.
«Ma se sei così, se è ciò che credi, Bilal, se è il tuo carattere . . .»
«Se è così, farei meglio a cambiare. Non voglio essere un sognatore tutta la vita. Preferisco vivere nel mondo reale con tutti gli altri», esclamai, senza osare guardarlo negli occhi.
«A volte, Bilal, il mondo reale è brutto», replicò Doctorji.
«Forse, ma almeno è reale», insistei.

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Murakami – After Dark

[. . .]
— Chissà perché finiamo tutti col condurre vite separate . . . — dice poi. — Prendi voi due, per esemplo, siete nate dagli stessi genitori, siete cresciute nella stessa casa, siete entrambe ragazze: come mai avete sviluppato due personalità completamente diverse? C’è stato un momento in cui le vostre strade si sono divise? Una si limita a starsene sdraiata sul bordo della piscina, tutta sexy, con addosso un bikini quasi inesistente, l’altra ha un costume da bagno da allenamento e resta tutto il tempo nell’acqua, nuotando senza sosta come un delfino…
Mari lo guarda in faccia.
— Devo spiegartelo adesso, qui, in duecento parole? Mentre tu mangi la tua insalata di pollo?
Il giovane scuote la testa.
— No, non ti chiedo tanto. Semplicemente ho espresso ad alta voce una cosa che mi è passata per la mente, cosí, una raia curiosità. Non è necessario che mi rispondi. Lo chiedevo piú che altro a me stesso — . Poi fa per rimettersi a mangiare, ma cambia idea e aggiunge: — Io non ho fratelli, per questo vorrei sapere come funziona, tutto qui. Due fratelli o due sorelle, fino a quando fanno le stesse cose, e da quando cominciano a essere diversi, per dire.
Mari resta zitta. Il giovane contempla il vuoto sopra il tavolo, l’aria di pensare a qualcosa, le posate in mano.
— Una volta ho letto una storia di tre fratelli che erano finiti su un’isola delle Hawaii, portati dalle correnti. Una leggenda. Molto antica. Non me la ricordo bene perché l’ho letta da bambino, comunque piú o meno era cosí: allora, ci sono questi tre fratelli che escono a pesca in mare, incappano in una tempesta che li trascina via e vanno a lungo alla deriva finché approdano sulla spiaggia di un’isola deserta. Un’isola bellissima, dove crescono in abbondanza palme e frutta magnifica, e nel cui centro sorge una montagna altissima. Quella notte un dio appare nei sogni dei tre fratelli e gli dice: un po’ piú avanti sulla costa potete trovare tre grosse rocce rotonde. Prendetene una ciascuno e fatela rotolare fin dove vi pare. Quando vi fermerete, quello sarà il posto dove ognuno di voi vivrà. Piú alto sarà il posto dove arriverete, piú ampia sarà la vista che avrete sul mondo. Fin dove andare, siete liberi di deciderlo voi.
Il giovane fa una pausa e beve un sorso d’acqua. Mari non sembra prestare attenzione al racconto, però sta ascoltando.
— Fin qui mi segui?
Mari annuisce leggermente.
— Vuoi sentire il seguito? Se non ti interessa posso anche smettere.
— Se non ci vuole troppo tempo . . .
— No, non è una storia lunga. Anzi, è piuttosto corta.
Il giovane beve un altro sorso d’acqua e riprende:
— Come aveva detto il dio, i tre fratelli trovano sulla spiaggia tre grosse rocce e si mettono in cammino facendole rotolare davanti a sé, secondo gli ordini ricevuti. Sono rocce pesantissime, e spingerle è un lavoro massacrante, una fatica pazzesca, soprattutto su per una salita. Il primo a parlare è il piú giovane. «Fratelli, – dice, – io ,mi fermo qui. Sono vicino alla spiaggia, posso andare a pesca. È piú che sufficiente per vivere. Non mi importa di vedere il mondo fino a molto lontano». Gli altri due continuano ad avanzare. Arrivati a mezza costa della montagna però il fratello di mezzo si arrende. «Fratello, – dice, – per me va bene qui. Qui c’è frutta in abbondanza, è piú che sufficiente per vivere. Non mi importa di vedere il mondo fino a molto lontano». Il fratello piú vecchio invece continua a spingere la sua roccia su per la salita. Il sentiero diventa sempre piú ripido e stretto, ma lui non molla. È un tipo assai resistente, e vuole vedere il mondo quanto piú lontano possibile. Così continua a spingere su la sua roccia con tutte le forze. Ci mette dei mesi, quasi senza mangiare e senza bere, ma riesce a portarla fino in cima a quella montagna altissima. Lí si ferma, e guarda il mondo. Può vedere piú lontano di chiunque. È quello il posto dove vivrà. Non ci cresce né erba né niente, non si vedono volare uccelli. Per bere può soltanto leccare il ghiaccio e la brina, per mangiare rosicchiare muschi e licheni. Però non si pente della sua decisione. Perché può dominare il mondo con lo sguardo . . .
ed è per questo che ancora oggi, in cima a quella montagna su quell’isola delle Hawaii, c’è una grossa roccia rotonda. Ecco, la storia è tutta qui.
Silenzio.
[. . .]