Utopia culinaria italiana


Uno dei motivi per cui mi vergogno di essere nato in questo paese è per come mal ci rappresentano i nostri politici. O meglio forse non rappresentano quelli come me.

Ci sono molti altri motivi, soprattutto culturali. Ci poniamo molti limiti inesistenti e ci roviniamo con le nostre stesse mani. Siamo abituati ad appoggiarci sui miti dei famosi artisti, scienziati, ingegneri e persone di valore che hanno scritto la storia del mondo.
Gli Italiani di talento, quelli autentici e quelli che in realtà forse italiani non erano, hanno dato vita a tantissime cose che oggi esistono nel mondo.
E noi, eredi soltanto della loro nazionalità, ci appoggiamo alla loro competenza per farci pubblicità.
In realtà abbiamo soltanto un pugno di mosche in mano, e non stringiamo nemmeno tanto la presa. Voleranno via presto anche quelle.

I politici oggi, consapevolmente o inconsapevolmente, ci prendono in giro e giocano molto su questo stato di mancanza di una identità nazionale. Il primo esempio che mi viene da fare è il modo in cui appellano i cittadini – gli italiani – come se stessero parlando di un popolo estraneo che non ha niente a che fare con i cittadini di questo stato. Già da questo singolo elemento si percepisce che non stanno lavorando per noi, non ci rappresentano. Rappresentano una fantasia creata su di noi come una nuvola fantasmagorica che ci sovrasta. Una nuvola inconsistente, non si può toccare, ma copre il cielo, annebbia la vista.

Per più di un secolo e ancora oggi ci vogliono far credere che siamo una nazione, che le differenze sostanziali di cultura, mentalità e necessità concrete che separano quasi ogni regione dall’altra, sono inesistenti.
La causa principale di questa situazione catastrofica è proprio la nostra perseverante psicosi relativa all’identità di un popolo composto di mille popoli. E come in psicanalisi, se non si arriva all’autocoscienza, non andremo da nessuna parte, nemmeno con un miracolo.

Credo che ognuno di noi abbia la ricetta per superare tutto questo, e non starò qui a descrivere la mia. Credo anche che se però mettessimo insieme le ricette di tutti e facessimo un bel libro, andrebbe a ruba nel giro di due settimane.
Insieme potremmo gestire un ristorante multietnico che metta in pratica le ricette di tutti, distinte ma unite, nella loro diversità di sapori.
Sì, credo che questa potrebbe essere una descrizione calzante per l’identità del nostro paese, anche se si parla di etnie spesso poco differenti tra loro.
Poi . . .
magari, chissà, un ristorante con forti radici può anche autogestirsi o scegliere autonomamente un gestore meritevole.

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