Esercizi di scrittura, ma che roba è?

Spinto a cercare qualche appiglio, qualche stimolo o qualche nuova idea per sbloccare le parole, ho iniziato a curiosare qua e là nella rete per trovare qualche articolo riguardo agli esercizi di scrittura.
Ho trovato alcune cose interessanti e stimolanti, mi sono imbattuto con opinioni contrastanti.
Devo dire che i luoghi comuni avvolgono anche questo argomento, anche se sono convinto che in questi “posti” ci sia del vero. O non potrebbero essere così comuni.

Tra i vari siti e blog che ho visitato, i numerosi articoli svelano che in giro ci sono molti amanti della scrittura ma soprattutto praticanti e per fortuna anche molti svogliati e sbandati come me che girovagano e leggono e si distraggono e poi lo dichiarano scrivendo articoli sulla scrittura stessa.

Tra le altre cose trovo affascinante il loop in cui ci immergiamo scrivendo della scrittura. Si scrive certo, ma non in maniera fantasiosa e libera di argomenti reali, bensì dell’atto stesso che vorremmo praticare in maniera completa.
Alla fine dell’ultimo lap probabilmente viene fuori anche un simpatico (leggi leggibile) brano . . . che comunque banalmente parla solo della scrittura senza scrivere veramente . . . anche se è scritto.
Un bel groviglio vero? ;o)

Dicevo, ho trovato dei consigli interessanti, alcuni validi per chi scrive veramente e alcuni validi per chi dice di scrivere e poi lo fa soltanto ogni tanto e con poche speranze.

Pennablu.it ha presentato una serie di concorsi con cui ci potremmo cimentare con brevi racconti che vengono proposti con idee sfiziose. C’è chi consiglia anche di scrivere storie con il caffè come espediente. Si possono creare racconti a partire da alcune parole strane selezionate da un glossario. Persino da una poesia creando una storia partendo dalla trama – criptica – che il poeta ci propone.

Storiacontinua.com propone una vasta serie di articoli per cimentarsi nella scrittura in maniera molto orientata al racconto e quindi a tecniche ben precise.

Scriverecreativo propone una serie di incipit tramite immagini e qualche frase. Tipo “apri una rivista e fatti incuriosire da cosa vedi”.

Ho trovato interessante anche l’idea presentata qui di mettere in pratica gli esercizi di stile di Queneau.
Sinceramente ho avuto un istinto di rigetto considerando il testo scelto come esempio (contro la politica in generale. Noto anche una sibillina nota di “leccaculaggine” – senza offesa per l’autore).
In altre parole, mi è risultato più gradevole la presentazione che ho trovato qui e molto utile la traduzione in italiano dei testi qui.

Ci sono miriadi di riferimenti in giro, in questo articolo ho selezionato quelli che mi piacevano di più. In molti casi il salto tra il semplice esercizio di scrittura e la proposta di un corso su come si fa a scrivere un libro, è molto breve e devo dire che leggerli fa bene alla cultura dello scrittore.
Ma poi va a finire che leggiamo per ore, senza scrivere!

L’idea che mi sono fatto e di cui sono sempre più convinto è che la tecnica sia importante. Dovremmo conoscere ogni tecnica della nostra disciplina, anche solo – o soprattutto – per evitare di utilizzarla. In certi casi fa bene evitare troppe regole o meglio deviarle consapevolmente, no?

Sono anche sempre più convinto però che la scrittura sia frutto di fantasia e osservazione personale. Deve secondo me essere l’espressione spontanea e autenticha dello scrittore. Pure il linguaggio deve essere personalizzato.

Ovvio che per avere padronanza e libertà nell’uso delle parole si deve prima saper utilizzarle in maniera accademica e poi possiamo permetterci di evadere dalle regole.
Sì lo so, sembra quasi un spot di guida sicura ma in realtà penso che sia vero. In ogni tipo di espressione artistica si inizia ad utilizzare gli strumenti fino a saperli maneggiare in maniera professionale, poi soltanto dopo si può esprimere con pieno significato e in maniera profonda ciò che volgliamo esprimere.

Taglio qui e dico che secondo me dovremmo scrivere senza troppe regole, lasciare spazio alla creatività e ai sentimenti oltre che allo spirito di osservazione e alla capacità di disegnare a parole ciò che sentiamo.

Lasciamo stare le tecniche e le regole a chi ha da vendere la scrittura, o a chi per lavoro fa il critico e il talent scout. Noi dobbiamo solo scrivere.

Ecco, sono arrivato al punto in cui la tecnica del buon blogger provetto, che ha studiato il corso di comunicazione efficace, comanda un richiamo all’azione per concludere l’articolo. Ma io me ne frego.
Fate quello che vi pare.

;oP

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Ruta Sepetys – Avevano spento anche la luna

[. . .]
Trascorsero quasi quattro ore. Rimanemmo seduti al buio davanti all’ospedale, senza poter scendere dal camion. Ne passarono altri come il nostro, mentre su alcuni la gente era coperta da una grande rete di contenimento.

Le strade cominciarono a ronzare di attività. «Eravamo in anticipo», commentò un uomo rivilto alla mamma. Guardò l’ora. «Adesso sono quasi le tre del mattino.»

Il calvo, sdraiato sulla schiena, voltò la faccia verso Jonas. «Ragazzo, mettimi una mano sulla bocca e stringimi forte il naso. Non lasciare andare.»

«Non farà niente del genere», disse la mamma tirandosi vicino Jonas.
[. . .]

[. . .]
20 novembre. Il compleanno di Andrius. Avevo contato attentamente i giorni. Gli feci gli auguri quando mi svegliai e pensai a lui mentre trasportavano i tronchi. Di sera mi sedetti a leggere Dombey e figlio alla luce della stufa. Krasivaja. Non avevo ancora trovato quella parola. Forse mi ci sarei imbattuta se saltavo un po’ avanti. Sfogliai qualche pagina. Una nota catturò la mia attenzione. Tornai indietro. Al margine di pagina 278 c’era scritto qualcosa a matita.
«Ciao, Lina. Sei arrivata a pagina duecentosettantotto. Ben fatto!»
Trattenni il fiato, poi feci finta di essere concentrata nella lettura del libro. Osservai la calligrafia di Andrius. Passai un dito sulle lettere allungate del mio nome. C’era dell’altro? Sapevo di dovere continuare la lettura, ma non riuscivo as aspettare. Feci scorrere attentamente le pagine, scrutando i margini.
Pagina 300: «Sei davvero a pagina trecento o stai saltando avanti?»
Dovetti soffocare una risata.
Pagina 322: «Dombey e figlio è noioso. Ammettilo».
Pagina 364: «Sto pensando a te».
Pagina 412: «Forse stai pensando a me?».
Chiusi gli occhi.
“Sì, sto pensando a te. Buon compleanno, Andrius.”
[. . .]

I migliori tool per scrivere

Le ho provate tutte.
Computer, iPad, iPhone, i migliori word processor. Sono passato alle applicazioni con interfaccia minimale, con sottofondo musicale.
Le ho provate veramente tutte e mi sono fatto una cultura su tutti gli strumenti possibili che sono stati creati per chi ha la passione dell’uso delle parole (include scrittura, ma anche lettura, raccolta appunti, organizzazione di idee).

Ho scoperto un bel po’ di strumenti utili e ben progettati e ne ho fatto tesoro. La questione rimane però che si finisce per passare tutto il tempo a fare ricerche e scoprire cose nuove e alla fine si viene distolti dalla reale attività che ci siamo imposti all’inizio: scrivere.

Ci sono troppe fonti di distrazione al giorno d’oggi. Televisione, internet, cellulari e tutto il resto ci sottraggono quel poco tempo libero che rimane.

Sono arrivato alla conclusione che se voglio scrivere devo isolarmi mentre lo faccio. Quindi tutto spento e tutto disconnesso (tranne il telefono, quello è troppo importante).

TV, la rete, la radio, i giornali sono importanti fonti di ispirazione e sorgenti di informazioni per le ricerche. Allo stesso modo tutte le applicazioni e dispositivi elettronici sono strumenti utili e indispensabili per la stesura, editing, raccolta informazioni, archivi vari, condivisione, ecc.

L’unico modo per scrivere, creare qualcosa di nuovo, valido, vero, profondo, personale e alla fine piacevole da leggere è prendere i primitivi “carta e penna” (anzi, matita) ma soprattutto isolarsi da ogni fonte di distrazione.

Insomma: fermare la mente per far scorrere i pensieri. Mettere i piedi per terra e camminare, un passo alla volta, ascoltando il rumore che facciamo.

Lontano dalla baraonda.

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