Musica

Se potessi dare vita alle parole e lasciare che interpretino l’essenza dell’amore… scintille e capogiri di stelle… se le parole prendessero vita propria non esisterebbero celle di lettere.

Se per esprimere quello che sento potessi usare parole vive prenderebbero forma di cristalli di fuoco… le particelle di calore che danzano nella fiamma acquisterebbero voce. La voce dell’anima che vibra tra le nostre essenze. Voce libera, senza limiti d’aria.
Se potessi lasciare che le vibrazioni prendessero vita propria, Spiaggia Mia il mio dono sarebbe un vestito di musica.
Ti dono tutte le parole che non riesco a trovare per descrivere la sazietà, per far cantare l’anima nel linguaggio umano.
Ti dono tutte le parole, se così posson esser chiamate, che ogni istante sento echeggiare dentro.
Sono le note dell’Amore che suonano la tua essenza… fusa con la mia
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Ti sento

Ti sento nel mio respiro come vento caldo che mi attraversa e permea ogni mia fessura. Si infiltra in ogni parte di me. In contatto con la parte più profonda, con l’abisso.
Ti ascolto, il sussurro della tua voce fa eco dentro al mio petto. Sta cantando Amore e la ascolto, ne seguo le vibrazioni, mi muovo in questa musica.
Vedo pensieri, scolpiti su roccia. Indelebili tracce di te sulla mia anima. Avvolto nel nostro manto mi metto a camminare verso te e ti raggiungo sulle ali dell’aria che respiro, sulle ali dell’essenza che amo. 
Quando volo sono le tue ali a librarsi nel vento. 
Quando cammino è la tua strada che mi guida. 
Quando penso sei tu che mi dipingi il sole dentro. 
E nel momento in cui le scintille esplodono e i miei occhi si accendono, è il tuo sguardo che parla. 
E quando si alza il vento, la danza delle foglie inizia, è il tuo respiro che mi accarezza. 

Beppe Fenoglio – La Malora

[…] sarebbe andato al mercato di Niella, ma da solo, sicché mi diede uno scrollone la sua voce nello scuro della prima mattina: — Agostino, levati e vestiti da chiesa –. Non dirò sicuramente che fu un presentimento: tutto capitò come se io fossi un agnello in tempo di Pasqua.
Andare ai mercati mi piaceva, ed è a un mercato che ho avuto la mia condanna. Non successe subito, potei girare ben bene il mercato di Niella e m’incrociai più d’una volta con l’uomo della bassa langa che un’ora dopo m’avrebbe tastato le braccia e misurato a spanne la schiena e contrattato poi con mio padre il mio valore. […]

Vorrei scriverlo

Vorrei scriverlo nella notte, 
nella luce della luna, 
tra una stella e l’altra. 
Vorrei scriverlo nell’aria e nell’acqua. 
Vorrei scriverlo sulle conchiglie del mare, 
sulle ali dei gabbiani. 
Vorrei scriverlo sulle foglie degli alberi, 
sui petali dei fiori. 
Vorrei scriverlo sulle ali delle farfalle. 
Vorrei scriverlo sulle gocce di pioggia 
e perfino sulle fiamme del sole. 
Vorrei scriverlo sulle scie degli aeroplani, 
sui raggi del sole che si infiltrano tra gli alberi. 
Vorrei scriverlo sul contorno delle colline. 
Vorrei scriverlo con caratteri di bianca nube. 
Vorrei scriverlo sui cristalli di neve, 
sulla brina del mattino, 
lungo le creste delle montagne… 
Vorrei scriverlo sull’orizzonte: 
TI AMO

Gino Paoli / Mina – Il cielo in una stanza

≪Quando sei qui con me

questa stanza non ha più pareti
ma alberi,
alberi infiniti
quando sei qui vicino a me
questo soffitto viola
no, non esiste più.
Io vedo il cielo sopra noi
che restiamo qui
abbandonati
come se non ci fosse più
niente, più niente al mondo.
Suona un’armonica
mi sembra un organo
che vibra per te e per me
su nell’immensità del cielo.
Per te, per me:
nel cielo.≫
Gino Paoli / Mina

Giuseppe Cappello – Il canto del tempo

Poesie non-poesie, ma scritti in un esageratamente sofisticato linguaggio da erudito. Non mi trasmettono il sentimento. Non sono in grado di cogliere il ritmo e quindi  non percepisco musica in questi versi.

Merita di essere letta quella che trovate sotto, a mio avviso una bella “fotografia”:
I CROMATISMI DEL TYNE (la versione in italiano)
Il ferro dei binari inchioda il grigio uggioso del cielo sulla città del Tyne
Il sibilo arrugginito degli scambi
Stridono i freni sugli ultimi metri della corsa
Scendono con gli strusci neri del carbone sulle guance
La cipria della fatica sul volto dei minatori
Lentamente avvolge le strade la scura cosmesi della notte
Nel locale, fra il fumo, le birre e lo slang,
una voce e il ferro delle quattro corde
Inchiodano la notte alle leggi del cielo
Armonie che tessono le danze dei pianeti nel firmamento
Nelle carni delle nebbie e del carbone, del ferro e della pioggia,
scorre fra le anime il bagliore del blues
[Brano tratto da “Il canto del tempo” – Collana Orizzonti – Aletti Editore]

Salvatore Scialò – Il canto dei fiori recisi

Raccolta di poesie, secondo me un po’ poco pertinente con il titolo. Ad ogni modo sono versi molto sentiti. Hanno una musicalità un po’ spezzata proprio come i fiori quando sono recisi e passano “al tempo che va”, per citare le parole dell’autore. A mio avviso la più bella è questa:

ESSERE
Violenta,
selvaggia,
amara,
sei tu,
natura avara.
Bella,
tenebrosa,
ria,
sei tu,
idea natia.
Fascinosa,
caduca,
spuria,
sei tu,
vita illusoria.
Tu,
che serpeggi infinita,
che bruci l’arsura,
le doglie dell’anima.
[Brano tratto da “Il Canto dei fiori recisi” – Collana Orizzonti – Aletti Editore]