Saul Bellow – Il pianeta di Mr Sammler


… su cui aveva praticato due aperture triangolari e che teneva sul davanzale. La tenda della finestra si scostò mentre lui protendeva il braccio per raggiungere la scatola: Sammler guardò fuori. Vecchi caseggiati di mattoni rossiccio-marroni, balaustre, bovindo, ferro battuto. Come francobolli in un album – il rosa grigiastro e sbiadito degli edifici cancellato dal nero pesante delle griglie, delle grondaie di metallo ondulato. Quant’era opprimente la vita umana qui, nelle sue forme di solidità borghese. Quel tentare di raggiungere la permanenza era triste. Ora si volava sulla Luna. Avevamo dunque diritto a delle speranze e prospettive private, …

Questo romanzo è come un inestricabile groviglio formato da un solo filo. Estremo dettaglio e intrecci ripetuti. Assomiglia molto alla dinamica dei pensieri che si formano nella mente di ognuno. Mille episodi strani e fuori dal comune, riflessioni interiori e qualche pizzico di volgarità. Non senza punte di sfarzo culturale.
Riporto alcune righe che mi hanno colpito:

“[…] Iperbole? Forse mio caro Mr. Sammler. Ma dai primi studi compiuti in biofisica sui letti vascolari (non la importunerò con i particolari) mi sono convinto che la natura, più che un ingegnere, è un artista. Il comportamento è poesia, è ordine metaforico, è metafisica. Dalle reazioni ad alta frequenza del cervello di decimi di millisecondo nelle reti corticotalamiche ai fenomeni ecologici più vistosi e più rozzi, tutto è un grafico, in un codice misterioso, di una sublime metafora. Io parlo delle mie passioni personali quand’ero piccolo, e il corpo di un individuo è elettronicamente più denso di quanto la foresta tropicale della pioggia è densa di organismi. E tutte queste esistenze sono, come spesso ci viene suggerito, poesia. Io non tento nemmeno più di superare questa impressione di poesia universale. […]

[…] “Ma non ho intenzione di farlo. Quello che stavo dicendo — vedete sto diventando vecchio. Stavo dicendo che questa liberazione a favore dell’individualità non è stata un grande successo. Per uno storico, è cosa di grande interesse, ma per qualcuno che è conscio della sofferenza, è spaventoso. Cuori che non ricevono compensi reali, anime che non trovano alcun nutrimento. Falsità, illimitate. Desiderio, illimitato. Possibilità, illimitate. Esigenze impossibili imposte a realtà complesse, illimitate. Rifiorimento in forma puerile e volgare di antiche idee religiose, misteri, assolutamente inconsci naturalmente — sbalorditivo. Orfismo, Mitraismo, Manicheismo, Gnosticismo. Quando il mio occhio è forte qualche volta leggo l’Enciclopedia delle Religioni e dell’Etica di Hastings. Ne emergono molte rassomiglianze affascinanti. Ma quello che si nota di più è una peculiare rappresentazione di sé, una maniera elaborata e a volte assai artistica di presentare se stesso come individuo e uno strano desiderio di originalità, distinzione, interesse — sì, interesse! Una drammatica derivazione da altri modelli, contemporaneamente al ripudio dei modelli. L’antichità accettava i modelli, il Medio Evo — non è che voglia trasformarmi in un libro di storia innanzi ai vostri occhi — ma l’uomo moderno, forse per via della collettivizzazione, ha la febbre dell’originalità. L’idea dell’unicità dell’anima. Un’ottima idea. Un’idea vera. Ma in queste forme? In queste scadentissime forme? Dio Onnipotente! Con i capelli, i vestiti, le droghe e i cosmetici, con i genitali, con viaggi di andata e ritorno attraverso il male, la mostruosità, e l’orgia, e addirittura con Dio avvicinato per mezzo dell’oscenità? Come dev’essere terrorizzata l’anima in questa veemenza, quanto poco che le è veramente caro può vedere, quest’anima, in questi esercizi sadici. […]

“Forse non sto pensando con sufficiente chiarezza. Oggi sono molto triste e tormentato. E inoltre, mi rendo conto dell’anormalità della mia esperienza personale. A volte mi chiedo se abbia veramente un posto qui, fra altra gente. Suppongo di essere uno di voi. Ma allo stesso tempo non lo sono. Sospetto dei miei stessi giudizi perché la mia sorte è stata ‘estrema’. […]”

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