Com’è difficile scrivere


Sentire il desiderio di scrivere e non essere capaci di iniziare a farlo.


Credo che questo sia il problema principale con cui molti aspiranti scrittori hanno a che fare. Purtroppo la scrittura non può essere la nostra attività principale e dobbiamo sempre trovare un compromesso con tutto il resto. Senza contare la predisposizione mentale alla creatività, necessaria per produrre uno scritto. La creatività e la spontaneità riescono a tirar fuori la parte di noi in grado di dar voce al bisogno di raccontare.
Il racconto, quello spettacolare insieme di parole, come in un ballo di gruppo danzano e volteggiano, si intrecciano e conducono il lettore verso l’acquisizione del significato.


E se parlassi di scrittura come un metodo di comunicazione indiretto universale paritario e libero, sarebbe completa questa definizione? No, se non accompagnata da una pubblicazione che ne rispetti gli elementi che ne costituiscono la natura.
Scrittori lo siamo tutti, la differenza sta tra chi scrive e chi non scrive, ma soprattutto tra chi scrive e chi scrive e pubblica.
Per fortuna è stato inventato internet che ha accorciato le distanze – anche se c’è chi pensa che le abbia allungate, ma in altri contesti forse è pure vero – e ha aperto nuove possibilità.
Rimane solo un po’ di sconforto e senso di oppressione quando si scopre che l’arrivismo e la mania del guadagno toccano anche questi ambienti. Sono anche convinto però che i più “umani” riescano a non dare troppa importanza a questi aspetti.


Mente stanca, pigrizia, stanchezza fisica, preferenza per la lettura.
Molto spesso questi nemici – ma anche altri – ci assalgono e non permettono che ci mettiamo a scrivere.
Direi anzi che è più corretto dire “permettiamo che ci impediscano di scrivere”.


Ma esiste il famoso blocco dello scrittore? Oppure è una scusa come tutte le altre? O meglio chi non scrive non può subire il blocco dello scrittore? O chi scrive non lo subisce mai perché scrive, appunto? O sono soltanto stupidi giochi di parole?


Credo che esistano scrittori in blocco. 


Giochi di parole: modi simili per esprimere due cose diverse, contorsionisticamente identici alle frasi dirette e schiette :o)


Allenamento e costanza è ciò che serve.
Fatica di scrivere a penna e fatica di accendere il computer. Il palmare è troppo lento come metodo di scrittura. Il cellulare non ha il software per word processing. Ma che palle! Quante scuse!


Molto spesso mi viene tanta voglia di scrivere.
Scrivere di me, del mondo; scrivere fino all’infinito, soltanto scrivere. Il fatto è che ho lo stimolo ma poi subisco sempre un blocco. Mi piacerebbe tirare fuori un bel libro da questa mia zucca. Sarebbe bello poter riuscire a descrivere anche soltanto in maniera superficiale quello che vivo. Non è così facile. Non mi piace dire “sarebbe bello”, purtroppo talvolta ci sono portato. Colpa della retorica tatuata in ognuno di noi? Certamente no, non c’è retorica che tenga i lavaggi di testa che subiamo. Mi piace scrivere e se lo faccio di buon umore salta fuori qualcosa che mi piace e che vorrei far leggere per far passare il tempo a chi ne ha voglia. A chi ha voglia di percorrere intrecciati sentieri attorno a idee di seta che possono esistere ma che vengono spazzate via da un soffio. Mi vengono in mente tante mai cose. Dalla più seria alla più buffa, alla più stupida e sentita frase di sbieco.
Mi piacerebbe creare degli scritti diagonali dove tutto ciò che è dritto in realtà si schianta nella prima sponda per poi rimbalzare in un mondo dove le semplici scintille sono in realtà  incendi straordinariamente microscopici. Con una spudorata ma fine ed attenta contorsione di parole si può richiamare qualsiasi emozione e spalancare anche i cuori più chiusi e incuriosire i più distratti tipi di mente. Dovrei saper scrivere talmente male, ma così male da raggiungere l’estremo aureo di questo mestiere dove vince il volontario perditempo che ha sempre un cuore che batte e una mente che viaggia di continuo a cercare di conoscere i cuori della gente.

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