Punto di incontro

Certe volte mi soffermo a pensare ad una serie di eventi collegati da uno stesso tema o significato che si incontrano in un momento preciso, ritrovandosi.
Piccoli eventi che sorgono da parti diverse del mondo, da contesti che non hanno niente in comune, da persone che nemmeno si conoscono… sono punti di incontro che brillano nella mia mente catturandone l’attenzione.
Sono sicuro che non sono sciocchezze, non mi sto inventando niente… osservo semplicemente ciò che accade.
Eccone l’ultimo esempio, che si è messo vicino a tanti altri:

≪Sono immerso da quasi due mesi nella lettura di uno di quei libri che in certi giorni viene sonno solamente a guardarli da lontano, e in altri giorni invece ne leggiamo cinquanta pagine in mezz’ora. “Anatomia della distruttività umana” un libro di Erich Fromm, un mattone unico, di quei volumettoni che se sei in vacanza e ti sei dimenticato il cuscino puoi usarlo senza portarti a casa il torcicollo… oppure può risultare utile anche come sgabello se non riesci a raggiungere l’ultimo flacone di detersivo lassù in cima allo scaffale…
Detto questo sono arrivato al punto in cui viene fatta l’analisi della personalità distruttiva di una serie di personaggi storici, leader politici che hanno segnato la storia con il loro carattere sadico/necrofilo e… ovviamente come tutti sanno Adolf Hitler è il numero uno (purtroppo è anche riuscito ad esprimere la sua natura, li mortacci sua!)
Proprio in questo momento sono nel bel pieno dei capitoli che trattano la descrizione della personalità di Hitler percorrendo la sua vita dalla nascita, l’infanzia, la pubertà e anche l’età matura… insomma è una settimana buona che pongo l’attenzione su di lui.
Da qui iniziano tutti i collegamenti.. ascolto la radio parlano di Hitler, vado al cinema in una commedia di carattere comico alludono ad uno scellerato che ha richiamato Hitler con una seduta spiritica, ricevo l’ultima lettera del mio nuovo amico di penna in Texas e mi racconta che sta leggendo “Mein Kampf” per il suo interesse nei racconti storici ed eventi legati alle storie delle persone.≫

E qui scatta la riflessione… qual è il nesso in tutto questo?

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Cultura personale o programmata?

Già da piccolissimi ci viene presentata la scuola.
Uoa! La scuola!
Il luogo che ogni bambino dovrebbe adorare, il luogo da dove non vorrebbe mai tornare a casa!
Perché non è così? Perché non lo diventerà mai?
Da “grande” rimane il rammarico di vedere che ancora le cose non sono cambiate, anzi se tutto va bene peggioreranno sempre di più. Non mi riferisco tanto alle elementari dove la base della cultura e delle conoscenze deve per forza passare attraverso campi e lungo percorsi univoci. C’è la necessità di trasferire ai ragazzi le competenze, gli strumenti e di fare in modo che la confidenza con essi sia, per le giovani menti, ogni giorno più solida e profonda. Soltanto con i linguaggi base si può apprendere i contenuti più complessi e articolati. Scrittura, verbo, numeri e grafica sono alla base di tutto. E fin qui non subiamo grosse limitazioni nello sviluppo e nella crescita personale.
I problemi iniziano dalle medie in poi.
Sostenendo quello che sto per dire sfido tutti gli insegnanti del mondo a trovare una risposta che mi contraddica in maniera indiscutibile (spero possa accadere). Dalle medie in poi, in tutti i livelli di istruzione e in qual si voglia settore di studi, subiamo ingiustamente e obbligatoriamente tutta una serie di lugubri forzature per la nostra voglia di crescere, la nostra spontanea sete di conoscere e per la nostra creatività. Forzature che ci portano ad una sola destinazione: il disinteresse per quello che studiamo. Sappiamo tutti benissimo che ci sono degli argomenti di storia, letteratura, scienze, geografia che debbono comunque essere inseriti nei programmi di insegnamento dei ragazzi. Su questo non c’è alcun dubbio, ma perché massacrarli con insistenza con approfondimenti mostruosi su alcune opere, per esempio, oppure con ripetizioni cicliche degli stessi programmi, partendo sempre dalla genesi degli eventi senza mai arrivare a concludere con la situazione attuale, realtà in cui viviamo?
Usciamo dalla scuola con una cultura di base tipicamente già scaduta e priva di brio e dopo pochi mesi tutta la fatica per aver assimilato tutte quelle nozioni che non ci appartengono, si rivela un vuoto culturale. Tutto questo visto da un certo punto di vista, quello di chi gestisce l’istruzione, è molto dispendioso in risorse di vario tipo e poco fruttuoso in termini di “guadagno”.
Perché non incentivare una cultura altamente personalizzata?
Dovremmo instaurare un processo di crescita culturale e personale fin dalle più tenere età, orientato alla persona e ai suoi interessi, a ciò che più di altro stimola la curiosità e la voglia di imparare sempre di più di se stessi e delle varie discipline, fino ad arrivare a livello specialistico.
Dovremmo coltivare molto di più la cultura della passione. Io credo che in questo modo sarebbe molto più facile la crescita, per chi ha talento.
Tu cosa ne pensi?

Il signor Tempo

Non ha misura
non ha sostanza
non ha corpo
né figura
né voce

eppur’è la sua danza
che comanda

ed è feroce
il signor Tempo

con chi di lui domanda.

Comanda a suo piacimento
ubriaco delle ore

vomito attese
sempre con lui sono alle prese.

Combatto e non mi arrendo
nell’arena gladiatore
lo rincorro sorridendo.

Afferro ogni momento
le stringo con il cuore
le mie preziose ore
e nel mentre
cammino contro corrente.

Sferro colpi con ardore
ogni passo avanti nello spazio
di quel tempo incontrollato

giunto al traguardo sospirato.

Ricomincia lo strazio
e la lotta e il tormento
con il mio amico tempo

Senza fine le attese
avanti sempre

a mani tese.

Giancarlo Carofiglio – Non esiste saggezza

Questa serie di racconti si spinge piacevolmente verso e oltre i limiti dello scontato, del logico, della deduzione spontanea. Raccontano verità particolari e uniche nella propria personalità. Verità appartenenti a significati, personaggi, idee e luoghi comuni. Sono esperienze di vita quotidiana, forti, intense e allo stesso tempo semplici e originali.

“La saggezza non esiste
Non esiste vecchiezza
E forse
Nemmeno la morte”

Sindrome della sala di attesa

Tutto inizia con il consueto: “Prego, si accomodi pure nella sala.”
I primi dieci minuti passano quasi inosservati. Poi inizi a guardarti intorno e scopri tutti i particolari della sala… quadri storti, polvere negli angoli, magari scorgi una mosca sfigata che sbatte nel vetro della finestra. L’orologio sembra guasto oppure vittima di un terribile attacco di lentezza acuta. Ma gli unici ingranaggi arrugginiti sono quelli della noia che non passa.

La fase successiva è quella degli accidenti diretti all’Italia, al sistema che non funziona, se ne becca due pure il governo.

Poi, in un momento di pausa ti accorgi di essere circondato da un gruppo di schizzati cronici. C’è sempre quello che ‘spippola’ col cellulare: bip… bip… bi-bip… bi-bi-biiip…bip (volano sguardi minacciosi). Il potenziale pluriomicida che si sta tritando tutte le unghie che ha. La principessa Sissi che si liscia i capelli, si guarda allo specchio e ritocca il trucco. Lo snervato della situazione che percuote il pavimento a suon di tacco destro. Per non parlare dello schizoide che aspetta ogni piccolo pretesto per incazzarsi con qualcuno. Non mancano mai i logorroici che ti gonfiano la testa di discorsi senza ali: toccano sempre gli argomenti meno opportuni e quelli di cui non importa una fragola marcia a nessuno. Anche le sentinelle non mancano mai all’appello: percorrono lo stesso tratto di pavimento finche non formano un solco tipo il ‘Gran Canyon’.

Bel quadretto, eh?! Ti viene da pensare… ti fermi un attimo e la domanda sorge quasi spontanea: Ma a cosa saranno mai serviti i manicomi? Che senso ha rinchiudere le persone in luoghi ameni? Credo che non esista tortura peggiore del “sono costretto a stare qui, non so cosa fare e libero tutte le mie manie”.

Basta togliere un minimo di libertà  che subito scattano meccanismi di alienazione.

Bello questo mondo, mi piace. Ancora di più del teatro che non vivo.